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	<title>Note Psicologiche</title>
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	<description>Informazioni, news e risorse sul mondo della Psicologia e del Benessere Psicofisico</description>
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		<title>Percorsi di terapia di gruppo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[gruppi di terapia]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi terapeutici roma]]></category>
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		<category><![CDATA[Terapia di gruppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Visite: 140Sono aperte le iscrizioni per i nuovi percorsi di Terapia di Gruppo ad orientamento Strategico per l&#8217;anno 2012. I prossimi percorsi terapeutici avranno inizio a partire dal mese di febbraio.   La sede degli incontri è in zona Prati (nei pressi della metro A Cipro) e si svolgeranno illunedì pomeriggio dalle ore 15,00 alle ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 140<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/09/terapia-di-gruppo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-641" style="margin: 10px;" title="terapia di gruppo" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/09/terapia-di-gruppo-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Sono aperte le iscrizioni per i nuovi <strong>percorsi di Terapia di Gruppo ad orientamento Strategico </strong>per l&#8217;anno 2012. I prossimi percorsi terapeutici avranno inizio a partire dal mese di febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">La sede degli incontri è in zona Prati (nei pressi della metro A Cipro) e si svolgeranno il<strong>lunedì pomeriggio dalle ore 15,00 alle ore 16,30</strong> con cadenza mensile e con un massimo di 6 partecipanti. Ogni percorso prevede circa 8/10 incontri.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; aperto a tutti coloro che sentono la necessità di confrontarsi in una situazione gruppale, per migliorare e potenziare le proprie risorse personali, al fine di raggiungere un miglior equilibrio e un maggior benessere psicofisico.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell’ inserimento in un gruppo è previsto un breve colloquio conoscitivo individuale, che ha lo scopo di <img title="Continua..." src="http://luciarecchione.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />focalizzare la richiesta del partecipante e la sua motivazione a prendere parte al percorso, inoltre rappresenta un momento di confronto e di scambio sulle regole del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il costo di ogni incontro è di 35 euro (+ iva) a persona e verrà fatturato dalle conduttrici come prestazione sanitaria fiscalmente deducibile. <a href="http://terapiadigruppo.wordpress.com/" target="_blank">Per informazioni e iscrizioni contattare le conduttrici telefonicamente o per email cliccando qui.</a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cos&#8217;è e a cosa serve la psicoterapia di gruppo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La psicoterapia di gruppo rappresenta un’ esperienza ed<img title="Continua..." src="http://luciarecchione.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /> un&#8217; evoluzione personale ed affettiva condivisa con altri. Offre ai partecipanti l&#8217;opportunità di<img title="Continua..." src="http://luciarecchione.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />scoprire come funzionano nelle situazioni di gruppo, i ruoli che ricoprono, le aspettative e le fantasie inconsce che hanno rispetto ai gruppi e gli ostacoli che incontrano nel rapporto con gli altri. Attraverso il gruppo si lavora sul singolo, utilizzando gli altri come “specchi”. Nel tempo si elabora &#8211; nel gruppo e grazie al gruppo &#8211; una vicenda affettiva condivisa: questa elaborazione contribuisce a trasformare la mentalità del gruppo verso forme di pensiero, di affettività e modalità di relazione più evolute.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura della dott.ssa Lucia Recchione e della dott.ssa Benedetta Mattei</em></p>
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		<title>Maggio di Informazione Psicologica</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 15:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
				<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[conferenze sulla psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[primo colloquio psicologico gratuito]]></category>
		<category><![CDATA[seminari gratuiti psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Visite: 1592Psycomunity sta organizzando il MIP 4 (edizione 2011) del Maggio di Informazione Psicologica. Durante il mese di Maggio 2011 saranno organizzate  in numerose città d&#8217;Italia seminari, colloqui individuali, incontri a tema, convegni e conferenze su qualsiasi ambito della Psicologia. Tutte le iniziative saranno gratuite! Aderendo all&#8217;iniziativa, anche presso il mio studio è possibile prenotare il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 1592<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/04/mip4mediotrasparentequalitaweb.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-621" style="margin: 10px;" title="mip4mediotrasparentequalitaweb" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/04/mip4mediotrasparentequalitaweb-100x100.gif" alt="" width="100" height="100" /></a>Psycomunity sta organizzando il MIP 4 (edizione 2011) del Maggio di Informazione Psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il mese di Maggio 2011 saranno organizzate  in numerose città d&#8217;Italia seminari, colloqui individuali, incontri a tema, convegni e conferenze su qualsiasi ambito della Psicologia. <strong>Tutte le iniziative saranno gratuite!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aderendo all&#8217;iniziativa, anche presso il mio studio è possibile prenotare il primo colloquio di consulenza psicologica gratuita per tutto il mese di maggio 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni, per cercare uno psicologo e gli eventi previsti nella tua città, visita il sito <a href="www.psicologimip.it" target="_blank">www.psicologimip.it</a></p>
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		<title>A Braccia Vuote</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 14:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO PSY]]></category>
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		<category><![CDATA[sostegno psicologico per aborto]]></category>

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		<description><![CDATA[Visite: 6349Questo articolo nasce dal desiderio di diffondere la cultura del sostegno psicologico  rivolto alle donne che affrontano un aborto spontaneo o una perdita perinatale. Nasce dalla lettura del libro &#8220;Quando l&#8217;attesa si interrompe&#8221; di Giorgia Cozza (link in bibliografia), da cui i contenuti, che ho ritenuto più significativi, sono stati estrapolati e riportati di seguito. Quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 6349<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/03/a-braccia-vuote.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-530" style="margin: 10px;" title="a braccia vuote" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/03/a-braccia-vuote-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Questo articolo nasce dal <span style="text-decoration: underline;">desiderio di diffondere la cultura del sostegno psicologico  rivolto alle donne che affrontano un aborto spontaneo o una perdita perinatale</span>. Nasce dalla lettura del libro &#8220;Quando l&#8217;attesa si interrompe&#8221; di Giorgia Cozza (link in bibliografia), da cui i contenuti, che ho ritenuto più significativi, sono stati estrapolati e riportati di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello della gravidanza è un <strong>tempo privilegiato</strong>, <strong>unico, speciale</strong>, un tempo in cui la donna si apre alla vita, al dono, al futuro. Con quel test positivo il sogno ha inizio, un sogno fatto di aspettative e fantasie, di un amore mai provato. Il bambino <strong>cresce nel grembo materno</strong>, ma soprattutto <strong>cresce nella sua mente</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando intervengono complicazioni che portano ad un <span style="text-decoration: underline;">aborto spontaneo</span>, questo enorme progetto dedicato alla creazione della vita subisce una brusca interruzione, la vita non si realizza, il processo si blocca in modo del tutto inatteso, e il sogno, il progetto, resta incompiuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non c’è battito, l’attesa si è interrotta.</strong> Sono tante le donne che hanno dovuto sentire questa frase, poche parole, pesanti come macigni. Per quanto in teoria tutti sappiamo che l’aborto spontaneo è un evento purtroppo non raro, non si è mai davvero preparati ad una notizia del genere. Ci si scontra con il fatto che le fantasie, le aspettative non si realizzeranno più e <span style="text-decoration: underline;">il tempo della gioia si trasforma all’improvviso in tempo dello smarrimento, della delusione e del dolore</span>. L’innaturalità di questo evento lo rende ancora più complesso, <strong>poiché laddove ci si aspetta la vita ci si scontra con la morte</strong>. Il 15-25% delle gravidanze <span id="more-529"></span>si interrompe spontaneamente nel primo trimestre e ogni anno in Italia circa 2 gravidanze su 100 si concludono con una morte perinatale. Ma nonostante tutto è raro parlare di questo dolore, ancora  è difficile capire il perchè, ma è un dolore che la società si ostina a non considerare, e quando non viene ignorato allora viene immediatamente minimizzato. Tutto il conforto che la donna riceve consiste in frasi che spesso la fanno sentire peggio “ per fortuna eri incinta di pochi mesi”, “su, capita a tante donne è normale”, “ avrai altri bambini”. Così al dispiacere si aggiunge la <span style="text-decoration: underline;">devastante consapevolezza di non essere comprese, ci si sente sole</span>. Sole con un dolore che il resto del mondo, e a volte anche chi le è vicino, non riconosce e quindi non accoglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la diagnosi di aborto spontaneo, ha inizio un percorso difficile fatto di sentimenti e di sensazioni molto specifiche. Perché perdere un figlio, nella fase iniziale della gravidanza, nel secondo trimestre o nel terzo, per i futuri genitori e in particolare per la donna è un <span style="text-decoration: underline;">vero e proprio lutto</span>. Perdere un bambino è un evento molto doloroso e straziante e non necessariamente l’intensità del dolore dipende dal periodo gestazionale in cui la gravidanza si interrompe.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dolore della perdita non è proporzionale all’epoca dell’attesa, ma all’intensità dell’investimento emotivo che la donna stessa compie sulla gravidanza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il lutto perinatale è molto complesso e difficile da risolvere a causa del carattere improvviso della perdita che non permette l’instaurarsi di un lutto anticipato e per l’assenza di un corpo tangibile da piangere che rende irreale la perdita e impedisce di focalizzare l’evoluzione del lutto stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante riconoscere questa sofferenza perchè questo evento è troppo spesso ignorato, poco considerato, e minimizzato, la comprensione e <span style="text-decoration: underline;">il supporto alla donna sono pressoché nulli e spesso lei stessa non si sente autorizzata a soffrire.</span> Il primo passo è quello di<strong> riconoscere dignità a questo dolore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dolore per un aborto segue il processo che è proprio di ogni sofferenza, dallo <strong>shock iniziale</strong> in cui tutto appare irreale, dove si ha paura degli eventi che seguiranno dopo che l’aborto è avvenuto (revisione uterina, induzione del parto), si passa alla <strong>consapevolezza dell’accaduto</strong> con tutto il suo carico di dolore, la donna si rende definitivamente conto che il suo bambino non c’è più. Questa fase può essere caratterizzata da stati depressivi transitori, sensi di colpa, oppure assumere carattere di protesta, rabbia e rancore verso qualcuno o qualcosa. E’ un momento di forte angoscia, che porta con sè un desolante senso di vuoto. La donna sente che questo dolore è soltanto suo. L’impossibilità di cambiare la realtà, il fatto di essere costretti a subire un evento tanto doloroso senza poter fare nulla, sono causa di una profonda frustrazione, ci si sente impotenti di fronte ad un dolore a cui non si era preparati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il processo si conclude con <strong>l’accettazione e l’elaborazione della perdita</strong>: solo a questo punto la donna recupera la capacità di dedicarsi a nuovi progetti e attività. <span style="text-decoration: underline;">Quando si sta soffrendo sembra impossibile credere che un giorno il cuore troverà sollievo, è difficile vedere la luce</span>. <strong>Ma succede. Succede sempre</strong>. Fondamentale è darsi tempo, ogni tappa, ogni passaggio, per quanto doloroso, deve necessariamente essere vissuto, per arrivare a recuperare la serenità e per potersi sentire davvero meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il processo del lutto <strong>si conclude</strong>, al dolore della perdita si sostituisce la dolcezza del ricordo. Può accadere che con il succedersi delle settimane, mentre la donna si accorge di stare meglio, possa temere di dimenticare. Questo timore è causa di un intenso disagio: piuttosto che dimenticare, meglio continuare a soffrire. <strong>Ma il rischio di dimenticare, in realtà non esite</strong>. Un bambino perso, non è perso per la sua mamma. Lei lo custodisce per sempre, al sicuro, nel suo cuore.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Questo è un messaggio prezioso rivolto a tutte le donne che stanno vivendo o hanno vissuto questo dolore <em>“ rispetta i tuoi tempi, non pretendere troppo da te stessa, non minimizzare il tuo dolore, non nascondere le tue emozioni e i tuoi vissuti. Riconosci l’importanza di questa sofferenza e non scappare via, è necessario attraversare questa paura, questa angoscia, per poi poter tornare a sorridere e a guardare verso nuovi orizzonti”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: center;">E’ attivo presso il mio studio e presso studi affiliati lo sportello<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“A Braccia Vuote” </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><em> Spazio di Ascolto, Sostegno e Supporto Psicologico GRATUITO</em></span></strong></p>
<p style="text-align: center;">Rivolto alle tutte le donne che sentono il bisogno di confrontarsi su questo tema.</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p>Per condividere apertamente, emozioni, pensieri e difficoltà.</p>
<p>Per superare il senso di vuoto e di isolamento, per collocare questa esperienza devastante nella propria storia e trovare una rinnovata apertura alla vita e al futuro. Per sentirsi meno sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Per info e contatti <a href="http://luciarecchione.it/sportello-a-braccia-vuote/" target="_blank">puoi cliccare qui</a> o telefonare al numero 377.10.12.007</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura della dott.ssa Lucia Recchione</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Bibliografia e siti di interesse</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.bambinonaturale.it/catalogo/?azione=visualizza&amp;id_libro=30&amp;libro=Quando+l%27attesa+si+interrompe" target="_blank">&#8220;Quando l&#8217;attesa si interrompe&#8221;</a> Giorgia Cozza &#8211; Il leone Verde</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.babyloss.info">www.babyloss.info</a>: sito dedicato al mese della consapevolezza della perdita in gravidanza e dopo il parto</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.quasinati.it/index/index.html" target="_blank">Quasi nati </a>: sito amatoriale di una mamma che ha attraversato questa sofferenza e ha sentito il desiderio di condividere la sua esperienza con altri genitori in un reciproco scambio di solidarietà e speranza. Con raccolta di testimonianze.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://digilander.libero.it/ildiariodellalinda/index.htm" target="_blank">Il diario della Linda</a> :Una mamma racconta.Gravidanze interrotte, morte perinatale e oggi due splendide bimbe. Forum per il confronto e l&#8217;amicizia</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.ciaolapo.it/" target="_blank">Ciao Lapo Onlus</a> : la prima associazione italiana che mette a disposizione dei genitori un forum di auto-aiuto, un forum con consulenza gratuita di operatori esperti e una chat di autoaiuto riservata agli iscritti.</p>
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		<title>Quando un gesto d&#8217;amore diventa persecuzione: lo stalking</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 18:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visite: 5049Il termine stalking deriva dall&#8217;inglese &#8220;to stalk&#8221; che vuol dire inseguire, appostarsi durante la caccia, ed è utilizzato per indicare una sistematica violazione della libertà personale. Comprende un vasto campionario comportamentale che va dalle telefonate, lettere anonime, sms, pedinamenti ossessivi, inseguimenti ecc. La modalità più diffusa è la telefonata, ma sono in aumento anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 5049<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/03/vittima-stalking.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-522" style="margin: 10px;" title="vittima stalking" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/03/vittima-stalking-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Il termine stalking deriva dall&#8217;inglese &#8220;<em>to stalk&#8221;</em> che vuol dire <strong>inseguire</strong>, <strong>appostarsi durante la caccia</strong>, ed è utilizzato per indicare una sistematica violazione della libertà personale. Comprende un vasto campionario comportamentale che va dalle telefonate, lettere anonime, sms, pedinamenti ossessivi, inseguimenti ecc. La modalità più diffusa è la telefonata, ma sono in aumento anche gli sms e il cyberstalking ovvero attraverso le chat</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CHI E&#8217; LO STALKER?:</strong> Può essere qualcuno che conosciamo bene come un ex partner, o che abbiamo conosciuto occasionalmente come un vicino di casa o uno sconosciuto magari incontrato al supermercato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE MOTIVAZIONI DELLO STALKER</strong>: lo stalker ha desiderio di avvicinare una persona da cui si sente ossessionato, vuole recuperare il partner perso, vuole cominciare una nuova relazione, vuole vendicarsi. Sperimenta un forte bisogno di relazionarsi, è immaturo emotivamente, egocentrico, sente una forte esigenza di riconoscimento e attenzione, spesso è preda dei suoi impulsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni studi compiuti su questo fenomeno (Mullen P. E. &amp; al., 2000) hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking: La prima tipologia comprende le<strong> comunicazioni intrusive</strong>, che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, sia relativi a stati affettivi amorosi che a vissuti di odio, rancore o vendetta. <span id="more-521"></span>I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales. Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito <strong>dai contatti</strong>, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito, sono particolarmente importanti <strong>tre caratteristiche di una molestia perché si possa parlare di “stalking”:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata</p>
<p style="text-align: justify;">2. lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;</p>
<p style="text-align: justify;">3. la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima, definita stalking victim, in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti emotivamente forti possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una ricerca australiana del 2001 ha identificato 5 tipologie di stalker: Il risentito, il respinto, il bisognoso di affetto, il corteggiatore incompetente e il predatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il risentito: </strong>Agisce spinto dal desiderio di vendetta per un torto che ritiene di aver subito. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il respinto:</strong>  è un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di “inseguitore assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare l’assenza dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il bisognoso di affetto:</strong> è in cerca di un rapporto intimo di qualsiasi tipo, materno, romantico, amichevole, con un partner idealizzato. La vittima in genere viene considerata, per via di una generalizzazione a partire da una o più caratteristiche osservate anche superficialmente, vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. Questa categoria include anche la forma definita “delirio erotomane”, in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il corteggiatore incompetente: </strong>il suo  comportamento è alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il predatore: </strong>ha un unico scopo: il rapporto sessuale con la vittima. Egli prova soddisfazione e una sensazione di potenza nell&#8217;osservarla di nascosto e nel pianificare l&#8217;agguato, la vittima rappresenta infatti un oggetto compensatorio di carenze personali, affettive e sociali. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tutti gli stalkers sono malati o affetti da una patologia psichiatrica, il loro problema principale è da cercare nella difficoltà che incontrano nel rapportarsi con gli altri, l&#8217;unica modalità che conoscono è l&#8217;imposizione violenta e aggressiva sull&#8217;altro e l&#8217;invasione della vita privata altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia solo recentemente lo stalking viene considerato reato ed è perseguibile con la reclusione, la polizia interviene solo se ci sono minacce di morte o lesioni alla persona, per questo a volte purtroppo si interviene troppo tardi, il limite tra una condotta accettabile e un a ossessiva è davvero sottile e spesso soggettivo. Infatti per alcune persone dieci telefonate al giorno sono normali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA FARE</strong>:  Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Esistono tuttavia <strong>alcune regole utili</strong>: Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker. Il primo passo è allora sempre quello di <strong>riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori</strong>. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, <strong>è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro</strong>. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.</p>
<p style="text-align: justify;">Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati, magari adottando un cane addestrato alla difesa, un modo che si è rivelato molto utile sia come concreta difesa che per aumentare la sensazione di sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le molestie sono telefoniche,<strong> non cambiare numero</strong>. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la suoneria e rispondete gradualmente sempre meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.</p>
<p style="text-align: justify;">È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza. Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non andare mai di corsa a casa o da un amico, ma recarsi dalle forze dell’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE CONSEGUENZE DELLO STALKING: </strong>Purtroppo  molto spesso, i comportamenti di stalking possono essere protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative principalmente per la vittima.Quest&#8217;ultima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti,  sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può parlare di stalking quando la persona subisce almeno una decina di comportamenti molesti nell&#8217;arco di un mese, ma non dimentichiamo che quello che nasce come un gesto di amore o cortesia può presto divenire un atto persecutorio .</p>
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		<title>La vita: vulnerabilità dell&#8217; attaccamento e inevitabilità della separazione</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 19:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO PSY]]></category>
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		<category><![CDATA[affrontare una separazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Visite: 5244Dolore e lutto, due termini così carichi emotivamente tanto da generare paura, sconforto e sofferenza, sia in chi li ascolta che in chi li vive, due parole che si riferiscono alle reazioni psicologiche delle persone che sopravvivono ad una perdita significativa. Il dolore è il sentimento soggettivo provocato dalla perdita di una persona amata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 5244<br/><p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/02/perdita.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-514" style="margin: 10px;" title="perdita" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/02/perdita-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Dolore</strong> e <strong>lutto</strong>, due termini così carichi emotivamente tanto da generare paura, sconforto e sofferenza, sia in chi li ascolta che in chi li vive, due parole che si riferiscono alle <strong>reazioni psicologiche</strong> delle persone che sopravvivono ad una perdita significativa. Il dolore è il sentimento soggettivo provocato dalla perdita di una persona amata. Il termine viene usato come sinonimo di lutto, sebbene, in senso più stretto, il <strong>lutto non sia altro che il processo con cui si risolve il dolore</strong>. Indipendentemente dalle differenze semantiche, sono presenti analogie sufficienti, nell&#8217;esperienza del dolore e della perdita di una persona amata, per definire il lutto come una sindrome che ha segni, sintomi, decorso e risoluzione prevedibili.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;espressione soggettiva del dolore si estende su un&#8217;ampia fascia di emozioni, che dipendono dalle aspettative, dalle norme culturali e dalle circostanze della perdita. Lo stato emotivo del lutto può accompagnare non solo la perdita di una persona cara, <strong>ma anche altri importanti momenti di cambiamento e separazione</strong> quali un trasferimento geografico, un cambiamento nel proprio ruolo sociale, la fine di un lavoro, la nascita di un figlio malato o l&#8217;impossibilità di mettere al mondo un figlio, la separazione dal coniuge.</p>
<p style="text-align: justify;">Il senso di vuoto psichico, emotivo e a volte anche fisico, determina spesso un profondo stato di confusione tale da far sì che la persona non abbia più punti di riferimento, ci si sente smarriti, soli e <span id="more-513"></span>molto tristi e ci si può ritrovare a non riuscire più a tollerare tutte quelle situazioni che richiamano fortemente il lutto appena subito. Ad esempio, si può essere profondamente turbati, o addirittura indignati, nel vedere una coppia di innamorati, un amico che fa carriera, una donna incinta, cioè in tutte quelle situazioni nelle quali la persona sente di non potersi mai più ritrovare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il processo di elaborazione ha <strong>bisogno di un tempo</strong>, sembra quasi che nella società moderna non ci sia posto più per l&#8217;elaborazione del lutto, i ritmi fisici ed emotivi sono talmente accelerati da privare la persona del tempo fisiologico necessario per arrivare ad accettare la scomparsa definitiva del proprio caro e per ristrutturare un nuovo equilibrio psico-emotivo di fronte al cambiamento determinato dal lutto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elaborazione del lutto prevede fasi diverse, si parte dalla negazione della perdita, passando attraverso uno stato di accettazione in cui la morte viene ammessa, per arrivare infine alla reale separazione e al saluto definitivo. Questo percorso prevede stati emotivi intensi e contrastanti, ma comunque fondamentali al fine di mantenere il proprio equilibrio psichico e, contemporaneamente, per poter raggiungere un reale contatto emotivo con la perdita subita, in modo tale da poterla affrontare, metabolizzare e superare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>John Bowlby</strong> ha ipotizzato quattro fasi del lutto:</p>
<p style="text-align: justify;">lo <strong>stadio 1</strong> è una prima fase di <strong>disperazione acuta</strong>, caratterizzata da stordimento e protesta. Vi può essere immediato rifiuto e sono comuni crisi di rabbia e di dolore. La fase può durare da alcuni momenti ad alcuni giorni e può interessare periodicamente la persona  per tutta la durata del processo di lutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>stadio 2</strong> è una fase d&#8217;<strong> intenso desiderio e di ricerca della persona deceduta</strong>; è caratterizzata da irrequietezza fisica e da preoccupazione eccessiva verso la persona persa. La fase può durare alcuni mesi o anche anni in forma attenuata.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>stadio 3</strong>, descritto come una fase di <strong>disorganizzazione e di disperazione</strong>, la realtà della perdita comincia a essere accettata. Domina una sensazione che la vita non sia reale e la persona afflitta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verificano insonnia e calo ponderale così come la sensazione che la vita abbia perso il suo significato. La persona addolorata ricorda costantemente lo scomparso; insorge un inevitabile senso di delusione quando la persona riconosce che i ricordi sono solo ricordi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>stadio 4</strong> è una fase di <strong>riorganizzazione</strong>, durante la quale gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e si comincia ad avvertire un ritorno alla vita. La persona perduta viene ora ricordata con un senso di gioia, ma anche di tristezza, e la sua immagine viene interiorizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lutto non patologico è considerato una risposta normale in virtù della prevedibilità dei suoi sintomi e del suo corso. Inizialmente si manifesta come uno stato di shock, esprimibile come una sensazione di intontimento e un senso di smarrimento. Questa evidente incapacità di comprendere quanto è accaduto può risultare di breve durata ed è accompagnata da espressioni di sofferenza e di dolore. Si possono anche manifestare astenia, inappetenza, calo ponderale e difficoltà di concentrazione, di respirazione e di comunicazione. I disturbi del sonno possono comprendere difficoltà nell&#8217;addormentamento, periodi di veglia notturna e risvegli prematuri. Nel periodo della perdita si manifestano forme di negazione; spesso l&#8217;individuo che ha perso una persona cara inavvertitamente nega il decesso o agisce come se non fosse mai accaduto. I tentativi di continuare il rapporto perduto sono evidenziati dal conservare gli oggetti che appartenevano alla persona scomparsa o che ricordano il dolore. La sensazione della presenza della persona scomparsa può essere così intensa da costituire un&#8217;illusione o un&#8217;allucinazione (ad es., sentire la sua voce o avvertirne la presenza). Nel dolore normale, tuttavia, chi sopravvive si rende conto che la percezione non è reale. Nell&#8217;ambito di ciò che è stato chiamato fenomeno d&#8217;identificazione, chi sopravvive può assumere qualità, atteggiamenti o caratteristiche del defunto per perpetuarlo in modo concreto. Tale manovra può potenzialmente diventare un&#8217;espressione patologica, con l&#8217;insorgenza di sintomi fisici analoghi a quelli provati dalla persona scomparsa o suggestivi della malattia che ne ha provocato la morte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terapia del lutto</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Poiché le reazioni al lutto possono evolvere in una sindrome depressiva o in un lutto patologico, spesso <strong>sono utili consulenze specifiche per chi ha subito una perdita</strong>. La terapia del lutto è una pratica sempre più importante, attraverso le sedute programmate con regolarità, la <strong>persona in lutto è incoraggiata a parlare della propria perdita e dei propri sentimenti</strong>. Molte persone in lutto hanno difficoltà nel riconoscere ed esprimere la rabbia o i sentimenti ambivalenti sperimentati e devono essere rassicurati sulla loro normalità. Durante la terapia del lutto si instaura un legame con il terapeuta, tale legame fornisce un supporto provvisorio alla persona in lutto fino a quando non matura un senso di fiducia sul futuro. Il terapeuta incoraggia gradualmente il paziente ad assumere <strong>nuove responsabilità e a sviluppare un senso d&#8217;autonomia</strong>. Per aiutare ad elaborare un lutto, il terapeuta deve essere a proprio agio nel trattare gli aspetti della morte e deve essere in grado di gestire le possibili ed intense reazioni emotive, come la tristezza, la rabbia, il senso di colpa e di autodenigrazione. Inoltre, la terapia del lutto richiede che il terapeuta sia attivo ed aiuti il paziente a ri-assumere gradualmente le proprie decisioni, soprattutto quelle che lo conducono verso l&#8217;indipendenza. Non è necessario che la terapia del lutto sia condotta con modalità di trattamento individuale; anche una terapia di gruppo può risultare efficace. Gran parte di coloro cha hanno vissuto una grave condizione di lutto afferma di essersi isolato dagli amici e dalla vita sociale e, perciò, prova sensazioni di isolamento e solitudine. I gruppi garantiscono  a tal fine contatti sociali e sostegno emotivo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura della dott.ssa Lucia Recchione</em></p>
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		<title>Che donna sei in amore? IV ed Ultima Parte</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMORE E SESSUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[chi comanda nella coppia]]></category>
		<category><![CDATA[differenza d'età tra uomo e donna]]></category>
		<category><![CDATA[essere abbandonati dal partner]]></category>
		<category><![CDATA[moralista in amore]]></category>

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		<description><![CDATA[Visite: 4675Siamo arrivati al capolinea….ma spero non sia un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ho cercato, in questi brevi resoconti di evocare le sensazioni di avversione verso il cristallizzarsi di ogni copione di relazione, poiché è questo il vero pericolo di ogni storia d’amore che puntualmente va a rotoli. E’ chiaro che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 4675<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/valigia-cuore.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-503" style="margin: 10px;" title="valigia cuore" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/valigia-cuore-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Siamo arrivati al capolinea….ma spero non sia un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ho cercato, in questi brevi resoconti di evocare le sensazioni di avversione verso il <strong>cristallizzarsi</strong> di ogni copione di relazione, <strong>poiché è questo il vero pericolo di ogni storia d’amore</strong> che puntualmente va a rotoli. E’ chiaro che non si può annullare qualcosa di appreso nel corso di molti anni, si rischierebbe di ritrovarsi a mettere in atto comportamenti diametralmente opposti che non farebbero altro che farci passare dalla padella alla brace. Nei loro effetti gli opposti si uniscono, in quanto facce della stessa medaglia. Il fatto che non sia proponibile un cambiamento radicale, non vuol dire che non sia possibile una gestione di successo delle proprie peculiarità personali e relazionali che vanno modulate e riorientate, in modo da renderle  più funzionali, bloccando il processo di cristallizzazione di uno schema fisso. Il primo passo consiste nella gestione del proprio stile di relazione col partner rendendolo flessibile e adattabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di procedere con gli ultimi quattro copioni relazionali, mi soffermo su un aspetto metodologico importante: bisogna sfatare il ricorrente modo di trattare gli errori in amore, ovvero l’usuale reazione delle donne a tale argomento che si riassume nella domanda “e l’ uomo??”, facendo riferimento alle mancanze maschili<span id="more-501"></span> nella gestione delle relazioni sentimentali. Questa tipica forma di opposizione argomentativa, che sposta l’attenzione sull’altro e sulle sue colpe, è il primo passo verso il fallimento relazionale, in quanto distrae dalla necessaria analisi dei propri errori prima di passare alla valutazione di quelli dell’altro…..una volta riconosciuti i propri errori, si è pronti a modificare le proprie modalità di rapportarsi e di conseguenza di far mutare anche quelle del partner. Operazione questa molto più fattibile e realizzabile di quella di pretendere di far cambiare prima l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/inquisire.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-504" style="margin: 10px;" title="inquisire" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/inquisire-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA MORALISTA:</strong> Vestita sempre in maniera castigata, si muove rigida e contratta, è una moderna inquisitrice delle altrui colpe e scorrettezze. La sua critica è rivolta soprattutto verso le altre donne che sottopone ad una costante analisi svalutativa degli atteggiamenti e dei comportamenti ritenuti immorali. Di solito la moralista trova un partner altrettanto bacchettone quanto represso sul piano della sessualità e insieme compongono un’armata contro l’immoralità. Il tratto distintivo è la convinzione di detenere un’autentica verità morale, mediante la quale valutare il comportamento altrui. Non di rado la moralista resta immacolata e single. Se invece si sposa, la coppia si trasforma rapidamente in famiglia, più che altro per la necessità di indottrinare i figli alla propria verità morale. Il fenomeno più curioso, anche se raro, lo si osserva quando per caso la donna viene travolta profondamente da un uomo, a questo punto si libera velocemente delle sue catene per trasformarsi in una donna trasgressiva alla ricerca di sensazioni travolgenti.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/donnamanager.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-505" style="margin: 10px;" title="donnamanager" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/donnamanager-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA MANAGER:</strong> copione relazionale e sentimentale tra i più recenti, figlio dei mutamenti del ruolo della donna nella coppia e nella famiglia. E’ una donna che si assume tutte le responsabilità in prima persona, che prende decisioni, anche quelle che dovrebbe prendere il partner. Appare come una persona dal carattere forte, che ama imporre le proprie visioni al compagno, è una donna di successo sia nella professione che nella società. E’ la partner ideale per l’uomo deresponsabilizzato e demotivato che sostituisce alla protezione familiare quella delle propria donna. La manager organizza tutto, viaggi, impegni, bilancio familiare, tratta il partner come un soggetto da guidare e proteggere e nei suoi confronti è molto permissiva. Ma il suo potere è disfunzionale, tanto che spesso così sovraccaricata, finisce  per essere tradita. Il paradosso è che quando ciò accade, la donna tende ad assumersene le responsabilità, giustificando ancora una volta il partner. In questo copione si assiste spesso ad una serie di tradimenti accettati e gestiti dalla manager, per poi giungere alla rottura della relazione, che la donna vive come un’insanabile sconfitta. Per lei è difficile accettare i fallimenti, è disposta a tutto per evitarli e può accettare l’inaccettabile, nell’estremo tentativo di contrastarli e di assumere nuovamente il potere e il controllo nella relazione. In questo modo si costruisce ripetutamente la trappola in cui rimane imprigionata.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/traghettare1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-507" style="margin: 10px;" title="traghettare" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/traghettare1-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA TRAGHETTATRICE:</strong> copione femminile in notevole crescita, dove lei aiuta lui a raggiungere obiettivi che da solo non sarebbe in grado di centrare. La traghettatrice è in gamba e tenace, si occupa costantemente di sostenere il proprio compagno nell’affrontare le sfide della vita. Il suo compito è di traghettare da una sponda all’altra colui che non sa né nuotare, né remare, né governare un’imbarcazione nel fiume dell’esistenza. Purtroppo quello che appare come un nobile intento, si evolve nella maggior parte dei casi  in un tragico finale. Il traghettato, giunto all’altra sponda, spesso salta giù dall’imbarcazione per continuare il cammino insieme a qualcun altro, lasciando la traghettatrice esausta per lo sforzo e distrutta dall’abbandono. L’incapace divenuto abile, viene travolto dall’ebrezza del sentirsi potente e desiderato, e lei, che l’ha trasformato, diventa un ingombrante fardello di cui liberarsi che impedisce le sue libere espressioni. Per lui rifiutarla, tradirla o abbandonarla, viene vissuto non come una colpa, ma come ragionevole e incontestabile diritto.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/donna-più-grande.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-508" style="margin: 10px;" title="donna più grande" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2011/01/donna-più-grande-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA NAVE – SCUOLA</strong>Copione sentimentale tipico di quelle donne che si uniscono ad uomini più giovani, spesso imbranati, addestrandoli a divenire maschi abili.La differenza col copione precedente è che l’età tra i partner è decisamente notevole. L’evoluzione di questo copione consiste nel fatto che il maschio imbranato diventa un’abile amatore e a quel punto si cercherà una nuova compagna con cui vivere i propri piaceri passionali che ora sono alla sua portata. La donna è consapevole dei rischi del suo ruolo, ma tuttavia continua ad interpretarlo in quanto piacevole e gratificante. Solo alla fine il suo ruolo diventa tragico e sofferto.</p>
<p style="text-align: right;">A cura della dott.ssa Lucia Recchione</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><em>I contenuti dell&#8217;articolo sono tratti da </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=6911&amp;titolo=GLI+ERRORI+DELLE+DONNE+(IN+AMORE)">&#8220;Gli errori delle donne (in amore)&#8221;,  </a>Giorgio Nardone</em></p>
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		<title>Che donna sei in amore? III Parte</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 14:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visite: 4156Riparto con la trattazione dei copioni in amore e di come essi, se estremizzati, possono divenire una trappola sentimentale. Ricorrendo ad un’analogia teatrale: così come per un attore noto e di successo, la beffa peggiore è quella di essere relegato ad un solo personaggio (ruolo che gli riesce così bene da essergli continuamente richiesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 4156<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/cuore-in-mano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-486" style="margin: 10px;" title="cuore " src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/cuore-in-mano-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Riparto con la trattazione dei copioni in amore e di come essi, se estremizzati, possono divenire una trappola sentimentale. Ricorrendo ad un’analogia teatrale: così come per un attore noto e di successo, la beffa peggiore è quella di essere relegato ad un solo personaggio (ruolo che gli riesce così bene da essergli continuamente richiesto impedendogli di mostrare la sua capacità di saper recitare anche altre parti), nello stesso modo la donna può appiattirsi sul copione amoroso e sentimentale che più l’ha premiata e ne diviene pian piano prigioniera. L’attore che vuole uscire da quel singolo personaggio, si impegna a recitarne di nuovi, imponendoli al suo pubblico, fino a che, grazie ad un nuovo successo, gli verrà riconosciuta la capacità di recitare più parti, riuscendo a liberarsi dalla gabbia del suo personaggio. Allo stesso modo la donna dovrebbe impegnarsi ad interpretare copioni sentimentali diversi, aggiungendo differenti modalità di relazione con l’altro sesso per ridurre la staticità del copione divenuto principale. I copioni che approfondiremo oggi sono: la strega, la braccatrice,<span id="more-485"></span> la crocerossina e la dilagante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/sdonna-strega.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-487" style="margin: 10px;" title="donna strega" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/sdonna-strega-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA STREGA:</strong> in antitesi alla Fata, fa della volgarità e dell’aggressività il marchio del suo stile di vita e del relazionarsi con l’altro sesso. Nonostante ciò riesce ad esercitare un potere d’attrazione verso l’uomo, pari, se non superiore a quello della Fata…come mai? &#8230;Beh&#8230;gioca un ruolo importante, la sua tendenza a concedersi in modo davvero trasgressivo,esibendo con tranquillità i propri vizi  e tenendo lontane le virtù. La trasgressione è il suo tratto dominante e questo la rende ancora più appetibile ai maschi in cerca di sensazioni forti. Talvolta, si unisce invece ad uomini inibiti che nelle loro morigerate relazioni di coppia non sono mai riusciti a tirar fuori e ad esprimere le fantasie più nascoste. La netta prevalenza delle relazioni della donna-strega, si muove nell’ambito dell’occasionalità, del superamento dei limiti e dell’eccesso. Il suo apparente successo si trasforma però in tragedia quando si trova ad essere rifiutata da tutti. Lo scatto decisivo per lei può avvenire solo se riesce ad abbandonare lo stile troppo trasgressivo, magari sposandosi e mettendo su famiglia, affiancandosi ad un partner moralista e trasformandosi in una delle bacchettone più accanite. Questa è la via di uscita più frequente che la donna-strega intraprende.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/uomo-in-gabbia-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-488" style="margin: 10px;" title="uomo-in-gabbia" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/uomo-in-gabbia-2-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA BRACCATRICE</strong>: è un copione tra quelli più moderni ed attuali, lei si muove con assoluta continuità alla ricerca dell’uomo giusto con il quale mettere su famiglia. E’ rapita da una smania irrefrenabile, si comporta come un animale predatore sempre a caccia fino a che non trova la sua preda. Ciò che può cambiare è lo stile della caccia: aggressivo, diretto, indiretto, sottile o con espedienti complessi. Per ottenere quello che vuole è disposta a tutto e spesso l’amicizia con altre donne è solo strategica. Tanto che, una volta creata la propria relazione amorosa, attiva un isolamento protettivo del proprio uomo (lo tiene letteralmente in gabbia) nei confronti delle altre donne per il timore di una possibile seduzione del partner appena conquistato. La donna che ha fatto suo questo copione è molto tentennante, ha bisogno di una tana rassicurante dove tenere la preda ben salda e nascosta. Pertanto ci si ritrova di fronte a donne estremamente gelose che vedono in ogni altra “lei” una pericolosa rivale. Questa smania di costruirsi un rapporto sentimentale sicuro, non permette un’adeguata selezione del partner ideale: la braccatrice si accontenta facilmente pur di mettere a freno la sua frenesia, non ha la forza e la pazienza di aspettare per trovare qualcosa di più gustoso da assaporare. Sull’altare della sicurezza viene quindi sacrificato la realizzazione di un legame sentimentale davvero felice.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/crocerossina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-490" style="margin: 10px;" title="crocerossina" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/crocerossina-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA CROCEROSSINA: </strong>chi non ne ha mai sentito parlare? È una donna profondamente altruista e pronta ad aiutare gli altri, e questo è il tratto essenziale della sua esistenza. In realtà lei necessita sempre di qualcuno da curare, ha bisogno sempre di un malato di cui occuparsi. Solitamente sono donne poco attente alla cura del proprio corpo e alla propria femminilità. La relazione che si instaura con l’uomo è quella di infermiera-degente, il rischio più grande è che il partner, una volta guarito dai suoi mali interiori, si allontana da lei e ogni necessità del suo aiuto decade. Il paradosso per questa donna consiste nel fatto che quando la missione di curare l’altro raggiunge il suo scopo, tutto dà l&#8217;idea di perfezione facendo pensare che la dinamica amorosa ne uscirà felicemente rafforzata, ma al contrario si osserva un decadimento del legame e della passione. Ad un certo punto quel legame non svolge più nessuna funzione, una volta finito il malanno, la crocerossina si ritrova senza il suo ruolo con tutti gli effetti negativi del caso, dal vissuto di abbandono del partner, alla ricerca di un nuovo malato da accudire. Il suo destino è quello di doversi prendere cura di qualcuno, ma affinchè si mantenga la dinamica amorosa, l&#8217;altro deve migliorare ma non guarire, anzi, meglio se il soggetto ha ripetute ricadute, in modo da permettere alla crocerossina di rafforzare i suoi slanci amorosi.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/donna-dilagante.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-491" style="margin: 10px;" title="donna dilagante" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/12/donna-dilagante-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA DILAGANTE</strong>: è proprio una donna che appare come un fiume in piena che trascina e travolge con sé tutto ciò che incontra nel suo potente fluire. Sprizza energia da ogni poro, bella, calda nelle relazioni, molto sensuale, la dilagante conoscendo bene le sue doti, possiede un’autostima fin troppo elevata, alimentata dal successo personale e professionale. È spesso stimata e apprezzata da tutti, altrettanto spesso è però fortemente invidiata per i suoi continui successi. I problemi per questo tipo di donna si presentano nella relazione con i partner, se all’inizio gli slanci amorosi sono così esplosivi da renderla sempre la più desiderabile tra le amanti, andando avanti col rapporto, quando l’equilibrio della coppia richiede un certo bilanciamento, la sua esuberanza rende le cose difficili. A questo punto diventa difficile per la dilagante fermare il suo fluire per lasciare spazio all’altro di esprimersi senza essere travolto o continuamente corretto. Il partner si trova ad essere soffocato dall’energica presenza della donna dilagante e comincia a sviluppare un irrefrenabile impulso al distacco, effetto che lei non si aspetta. Se poi il partner dichiara esplicitamente il suo rifiuto dandone adeguate spiegazioni, lei si trasforma in accusatrice dell’altrui incapacità di comprendere le sue buone motivazioni. In realtà in lei non c’è il desiderio di sottomettere, né di soffocare il partner come capita invece con la donna Seduttrice e con la donna Amazzone, ma di stimolarlo. Ma gli esiti del suo dilagare sono contrari ai suoi intenti. Solitamente la relazione si interrompe tra le accuse reciproche. Il problema principale della dilagante è di non riuscire a tenersi un uomo, a meno che accetti di unirsi ad un partner debole e sottomesso che sia complementare alla sua incontenibile energia e che ami essere continuamente educato e corretto. In questo caso però la donna si ritrova a fare i conti con la costante frustrazione di non avere l’uomo che meriterebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo articolo: la moralista, la manager, la traghettatrice, la nave-scuola.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura della dr.ssa Lucia Recchione</em></p>
<p><em>I contenuti dell’articolo sono tratti da</em></p>
<p><em><a href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=6911&amp;titolo=GLI+ERRORI+DELLE+DONNE+(IN+AMORE)"> ”Gli errori delle donne (in amore)” </a> , Giorgio Nardone</em></p>
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		<title>Desiderio e sessualità</title>
		<link>http://luciarecchione.it/desiderio-e-sessualita/2010/11/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 07:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMORE E SESSUALITA']]></category>
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		<description><![CDATA[Visite: 5736Il desiderio sessuale rappresenta la dimensione più sfuggente della sessualità umana perché è difficile fornirne esattamente una definizione oggettiva e darne una misura quantitativa. Il desiderio sessuale è composto da tre forze: biologica, psicologica (che è influenzata da come si sente la persona) e culturale (che riflette valori e regole, è frutto di apprendimento). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 5736<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/desiderio1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-483" style="margin: 10px;" title="desiderio" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/desiderio1-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Il desiderio sessuale rappresenta la dimensione più sfuggente della sessualità umana perché è difficile fornirne esattamente una definizione oggettiva e darne una misura quantitativa. Il <strong>desiderio sessuale è composto da tre forze</strong>: biologica, psicologica (che è influenzata da come si sente la persona) e culturale (che riflette valori e regole, è frutto di apprendimento). I sinonimi utilizzati per definire il desiderio sessuale sono: libido, pulsione, voglia, attrazione, bisogno, spinta erotica, appetito sessuale, interesse sessuale, passione, motivazione sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista biologico la caratteristica fondamentale del desiderio è quella di rispondere alla spinta verso la riproduzione per la quale ogni specie è programmata. In realtà nella specie umana i fattori biologici agiscono solo parzialmente sulle parti<span id="more-481"></span> primitive del cervello quelle cioè che condividiamo con gli altri mammiferi e con i rettili. Dal punto di vista filogenetico il cervello comprende 3 parti: il cervello rettiliano (la parte posteriore in cima al midollo spinale che controlla funzioni basilari come il respiro, digestione), la parte mediana ossia il cervello dei mammiferi cioè la corteccia, infine la neocorteccia che è la parte formatasi nelle successive fasi evolutive.</p>
<p style="text-align: justify;">Il desiderio sessuale umano ha radici in tutte e 3 le parti del cervello e questo spiega la sua straordinaria complessità. Anche se realisticamente sperimentiamo una miscela di tutti e 3 i livelli è utile distinguere tra desiderio neocorticale, corticale e rettiliano. La differenza è la stessa che esiste tra il sesso creativo e l’accoppiarsi, tra l’unione d’amore e la selezione naturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quando è la neocorteccia a guidare il comportamento questa determina con chi avere o meno un rapporto sessuale, come farlo o non farlo, perché farlo o no e che cosa ciò significhi per noi.</em> In realtà occorrono molti anni perché sussistano le condizioni affinchè la neocorteccia mantenga un ruolo di controllo. Questa è una delle ragioni per cui <strong>gli esseri umani hanno lo sviluppo sessuale più lungo e sofisticato nel regno animale.</strong> Un’altra ragione è che il desiderio neocorticale deve essere sviluppato: ne è un esempio l’erotismo con la sua componente di pensiero e creatività, tipica manifestazione di una sessualità “pensante”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il desiderio è associato a funzioni vegetative come il sonno e la fame, però l’uomo a differenza degli altri mammiferi è esente dalle fasi estrali, cioè l’uomo è libero di scegliere tempi e modi di accoppiamento, cosa che non avviene nelle altre specie dove i cicli ormonali decidono tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ utile sapere che: Secondo la Sexual medicine <strong>il desiderio si presenta costante</strong> (a causa di maggiori livelli di testosterone) <strong>nell’uomo</strong> seppure con un graduale declino, <strong>mentre è fisiologicamente discontinuo nella donna</strong> in relazione ai diversi stati fisiologici che quest’ultima vive: il ciclo mestruale, la gravidanza, il puerperio e la menopausa. Come se la natura avesse voluto difendere la funzione materna dalle follie della passione&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">I centri preposti alle funzioni sessuali risiedono nel sistema limbico e dipendono dal delicato equilibrio tra 2 neurotrasmettitori: la serotonina che sembra avere funzioni inibitorie e la dopamina che al contrario svolge un’azione eccitante sulla libido.</p>
<p style="text-align: justify;">Il DSM IV (Manuale diagnostico delle disfunzioni mentali) distingue così il <strong>Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo</strong>: carenza o assenza totale di fantasie e desiderio sessuale, causa disagio e difficoltà interpersonali, non vi è necessariamente un legame con altri disturbi, con l’uso di sostanze e con una condizione medica generale. Il <strong>Disturbo da avversione sessuale</strong>: è una persistente o ricorrente estrema avversione ed evitamento di tutti i contatti sessuali genitali con il partner. Nel caso dell’avversione sessuale si manifesta un atteggiamento fobico che può portare anche all’attacco di panico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella fase diagnostica è molto importante valutare disturbi dell’umore e depressione che possono associarsi alla mancanza di libido, come anche l’uso di farmaci e droghe. Questi disturbi sono più frequenti nelle donne: 32% delle donne tra i 18 ed i 59 anni, contro il 16% negli uomini. In uno studio fatto nel 2005 nel sud dell’Europa ( su francesi, italiani, spagnoli e israeliani) il 29,6% delle donne lamentava un disturbo del desiderio contro il 13% degli uomini degli stessi paesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terapia</strong>: non esiste nessun farmaco per i disturbi del desiderio, è quindi essenziale una attività di counselling mirata sul singolo e sulla coppia attraverso una terapia mansionale volta al ripristino di una situazione soddisfacente per entrambi. La fisiopatologia del desiderio rappresenta una delle sfide più grandi per i sessuologi clinici, questo è quindi un territorio minato per cui in terapia è fondamentale un approccio umile e soprattutto olistico.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura della dott.ssa Benedetta Mattei</em></p>
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		<title>Quando la coppia &#8220;scoppia&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 11:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visite: 5772Stare in coppia vuol dire trovare un modo proprio di stare insieme ad un’altra persona. Lo scopo del rapporto di coppia non è quello di attuare regole o impersonare ruoli fissi e prestabiliti (il modello dei genitori, di coppie vicine a noi, l’influenza dei codici culturali e morali), né tanto meno quello di seguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 5772<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/coppia-che-scoppia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-475" style="margin: 10px;" title="coppia che scoppia" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/coppia-che-scoppia-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Stare in coppia vuol dire trovare un modo proprio di stare insieme ad un’altra persona. Lo scopo del rapporto di coppia non è quello di attuare regole o impersonare ruoli fissi e prestabiliti (il modello dei genitori, di coppie vicine a noi, l’influenza dei codici culturali e morali), né tanto meno quello di seguire imposizioni del passato. Lo scopo è quello di <strong>essere felici insieme</strong>, di <strong>esprimere amore</strong> e di <strong>creare ogni giorno la propria relazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune cifre: In Italia la durata media del matrimonio è di 12 anni al momento della separazione, di 16 anni all’atto del divorzio. Ogni 1.000 coppie ci sono 4,1 casi di separazione e 2,3 casi di divorzio. Età media al momento della separazione: le mogli: 38 anni; i mariti: 41 anni. Età media al momento del divorzio: le mogli: 40 anni; i mariti: 43 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come possiamo stare bene in coppia?</strong> Nelle favole i personaggi della coppia si incontrano, il Principe bacia la Principessa, si sposano e vivono felici e contenti. Nella vita non accade proprio così…al contrario malumore, incomprensioni,<span id="more-474"></span> aspettative infrante fanno si che la coppia scoppi generando un forte senso di insoddisfazione e di sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco le doti che sono considerate l’espressione delle speranze e dei sogni più profondi di amore e devozione: sensibilità e lelatà, cortesia e riguardo, generosità e rispetto, comprensione e responsabilità. Le aspettative verso il proprio partner vengono spesso deluse perché<strong> non si ha la consapevolezza che uomini e donne sono diversi e hanno modalità diverse di comunicazione</strong>. I problemi nascono quando si vuole imporre la propria diversità all’altro. Un primo importante passo consiste nel prendere coscienza di questa diversità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto di coppia, lo ripetiamo, si fonda sulla <strong>ricerca della felicità insieme</strong>, non sul potere e sulla ragione. È importante stabilire una comunicazione con il proprio partner non finalizzata a controllarlo o a fargli cambiare idea secondo unprincipio personale di ciò che è giusto o sbagliato. <strong>L’accettazione dell’unicità del partner è fondamentale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per avere una buona relazione di coppia c’è bisogno di diversi momenti che lavorano sinergicamente tra loro: momento della separatezza; momento del contatto; momento della fusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il trattamento </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Terapia breve strategica nasce come intervento a breve termine, come processo attivo e direttivo di educazione della coppia su specifici aspetti che possono contribuire alla disfunzione relazionale. Il terapeuta affiancherà la coppia nel proprio processo di cambiamento. Come primo passo, il terapeuta costruirà un rapporto positivo con i membri della coppia e “imparerà la loro danza” attraverso un colloquio congiunto, a cui seguiranno uno o due colloqui individuali per comprendere la storia della coppia e della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terapeuta valuterà diversi aspetti:<strong> cognitivi</strong> (ad esempio le percezioni, le aspettative della coppia); <strong>comportamentali</strong> (le capacità comunicative, il modo di interagire passato, i punti di forza e le debolezze della coppia); <strong>emotivi</strong> (le emozioni positive e quelle negative, come rabbia, depressione, ansia, gelosia) emersi da questa prima fase di analisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Identificherà gli schemi o le credenze dei partner rispetto alle relazioni in generale; individuerà i pensieri dominanti sulla loro relazione; chiarirà il modo in cui tutto ciò influenza i loro comportamenti e le loro emozioni. Elaborerà infine una proposta di trattamento e si potrà a questo punto iniziare il percorso terapeutico, solo però se la coppia sarà convinta della sua utilità per la risoluzione dei propri problemi.</p>
<p style="text-align: justify;">Punto fondamentale nel trattamento della coppia è l&#8217;attenzione posta al <strong>processo comunicativo dei partner</strong>. Essere in sintonia con l’altro, saper chiedere quello di cui si ha bisogno, esprimere le proprie emozioni, non farsi violare da un interlocutore aggressivo, ma imparare a reagire in modo vincente, queste le abilità che verranno potenziate in terapia. Conquistarle non è facile, ma non è nemmeno impossibile. E’ tutto catalogabile sotto la voce “comunicare”. Imparare a farlo in modo corretto e soprattutto efficace è possibile. Il dialogo e la parola sono gli strumenti fondamentali per comprendere i conflitti e appianarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci si allena a vedere le cose da una prospettiva diversa ci si allena all’elasticità mentale, se ci si esercita ad avere un atteggiamento morbido nei confronti del partner, si formerà la capacità di tenere a bada le nostre reazioni impulsive. In altre parole, attraverso l’esercizio dell’arte del dialogo favoriremo la collaborazione e l’accordo con l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo questa breve descrizione con una frase di Oscar Wilde molto rappresentativa  “<em>L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare, ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi”.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura della dott.ssa Benedetta Mattei e dott.ssa Lucia Recchione</em></p>
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		<title>Che donna sei in amore? II Parte</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 22:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Note Psicologiche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visite: 7582Proseguiamo il nostro cammino attraverso i copioni recitati delle donne in amore. Come già anticipato nella I Parte, nessuno di essi è patologico di per sé, ma è la loro applicazione ripetuta ed estremizzata che diventa pericolosa. Per sfuggire al fallimento, è importante diventare consapevoli, capire qual è il copione che si sta interpretando e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Visite: 7582<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/cuore.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-463" style="margin: 10px;" title="cuore" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/cuore-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Proseguiamo il nostro cammino attraverso i copioni recitati delle donne in amore. Come già anticipato nella I Parte, nessuno di essi è patologico di per sé, ma è la loro applicazione ripetuta ed estremizzata che diventa pericolosa. Per sfuggire al fallimento, è importante diventare consapevoli, capire qual è il copione che si sta interpretando e ..…&#8230;sperimentarsi nel cambiare personaggio! Oggi analizzeremo: la baciatrice di rospi, <span id="more-458"></span>la seduttrice, l&#8217;amazzone e la camaleontica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/baciare-un-rospo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-459" style="margin: 10px;" title="baciare un rospo" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/baciare-un-rospo-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA BACIATRICE DI ROSPI: </strong>Questa rappresentazione fiabesca, della principessa che bacia il rospo e lo trasforma in principe, calza perfettamente a quella tipologia di donne, che nella loro forte e decisa convinzione di poter trasformare con l’amore qualsiasi tipo di uomo, sembrano attratte da relazioni con persone per lo più sgradevoli nel loro aspetto fisico, inaffidabili e talvolta anche pericolosi. L’aspirazione che guida queste donne è di trasformare un rospo bruttissimo in un principe di cui potersi fidare. Ma si sa che certe cose accadono solo nelle fiabe, nessuno ha mai visto un rospo trasformarsi in principe, tantomeno dopo il bacio di una donna. Anzi, al contrario, questi uomini più baci ricevono, più diventano brutali e animaleschi. Questa attenzione amorosa ricevuta dalla donna, rinforza in loro la convinzione di essere nel giusto. Come vedremo nella III parte, questo copione, si distingue da quello della crocerossina, in quanto il desiderio di voler trasformare l’altro non si basa su di un amorevole atteggiamento di soccorso, ma nel voler vedere nel &#8220;rospo”, qualcosa di buono che in realtà non c’è. Ad un’osservazione attenta risulta verosimile che questo copione sentimentale sia decisamente in crescita negli ultimi anni. La spiegazione risiede nel fatto che la donna odierna, bisognosa di stimoli forti e di sensazioni impetuose, non trovandoli nella relazione amorosa con il maschio floscio e sottomesso, individua nell’ uomo violento e trasgressivo, l&#8217; agognato fascino dell’uomo potente. Di fatto le sensazioni forti non mancheranno, ma le dinamiche tra la donna e il rospo si struttureranno in forma morbosa, dove è proprio la vittima ad esaltare nel suo ruolo il torturatore. Tutto è retto dalla convinzione della donna di trasformare e cambiare l’uomo e dalla mancata accettazione che il suo oggetto di desiderio sia davvero un immutabile rospo.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/sedurre.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-460" style="margin: 10px;" title="sedurre" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/sedurre-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA SEDUTTRICE: </strong>Non è una bella donna, ma è intrigante, la sua presenza si nota sempre, ha tante caratteristiche ogni volta differenti: eleganza, malizia, capacità di incantare, sorriso ammaliante. In un’ideale classifica, questa tipologia è quella più amata dagli uomini. Non è necessariamente trasgressiva, ma è proprio la sua capacità di ammaliare che fa scattare nel maschio le emozioni più arcaiche e viscerali. Il suo tratto dominante è la sensualità unita alla grazia, prerogativa che la rende irresistibile. Ma una condotta seducente, quando si radicalizza come comportamento, spesso può diventare un&#8217;arma a doppio taglio. La seduttrice infatti, nel costante esercizio di questa arte, corre il rischio di imbattersi in un seduttore più abile di lei. Lei ama così tanto le sue armi, che gioca sempre al rialzo, pertanto anche se si sente padrona delle sue abilità, corre il rischio di rimanere vittima delle sue stesse doti. Inoltre non è da sottovalutare un altro aspetto più psicologico: dietro l’esigenza di affascinare sistematicamente l’altro si nasconde l’incessabile bisogno di conferma della propria desiderabilità. Le dinamiche d’amore della seduttrice possono prendere due strade: la prima è che il partner di una venga messo costantemente nella condizione di temere il tradimento, cosa che lo conduce a sviluppare uno stato paranoico da gelosia e quindi a diventare possessivo e talvolta aggressivo. La seconda è che nella donna emerge un’infedeltà quasi congenita, finendo per perdere il suo controllo nel sedurre e a cedere ad ogni lusinga.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/amazzone.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-461" style="margin: 10px;" title="amazzone" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/amazzone-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>L’ AMAZZONE: </strong>Secondo la tradizione greca, le donne guerriere, per usare meglio l’arco si asportavano il seno destro, erano invincibili combattenti, comandavano nella gerarchia sociale e proteggevano i territori. L’amazzone contemporanea è una donna in carriera, socialmente vincente. Il suo tratto fondamentale è un’ostentata sicurezza, una straordinaria energia e una spiccata inclinazione al comando. Il copione sentimentale che ne deriva è che la donna in questione tende a tenere costantemente il maschio sottomesso e se mai dovesse incontrare un uomo capace di tenerle testa, non si darà pace finchè non riuscirà a metterlo in condizione di inferiorità. Ma la donna amazzone, mantenendo la supremazia nel rapporto di coppia può subire effetti devastanti, in quanto all’apparente soddisfazione di esere la leader, corrisponde la constatazione della debolezza del partner che mina in lei la desiderabilità del proprio maschio. Pertanto l’effetto lacerante di questo copione è la condanna ad un continuo passaggio da un uomo ad un altro, da una delusione ad un&#8217;altra, alla ricerca irrealizzabile di un uomo che sia contemporaneamente dominatore e dominato. Ne risulta una dinamica amorosa decisamente contrastata, che si esprime in una serie prolungata di relazioni che finiscono, perché chiuse drasticamente dalla nostra guerriera in cerca di una nuova battaglia da vincere.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/donna-camaleonte.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-462" style="margin: 10px;" title="donna camaleonte" src="http://luciarecchione.it/wp-content/uploads/2010/11/donna-camaleonte-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>LA CAMALEONTICA: </strong>Dolce, docile ed entusiasta, delega sempre al partner ogni decisione. Si adatta a qualsiasi situazione con estrema naturalezza. Per lei seguire in tutto e per tutto il partner è la regola numero uno. La sua capacità di conformarsi ai bisogni e ai desideri del compagno emerge in ogni circostanza, anche quando sono in gioco convinzioni personali e ideologiche. Come una sorta di copridivano elastico, la camaleontica si adatta perfettamente alle idee e ai gusti dell’uomo a cui si lega sentimentalmente. Le donne camaleontiche appaiono sempre felici ed entusiaste nelle loro relazioni amorose, per niente a disagio della loro totale sottomissione. Felicemente abbandonano il loro diritto a manifestare opinioni e ad imporre decisioni, in cambio di una gioiosa serenità e assenza di affanni. Del resto ne traggono il vantaggio di essere esenti dall’assunzione di qualunque tipo di responsabilità. Una caratteristica è che questa tipologia di donne piace moltissimo all’uomo medio, in quanto lui si sente valorizzato e addirittura esaltato. La coppia di questo tipo, si regge su una forte complementarietà tra il bisogno di sentirsi protetta dell’una e il bisogno di sentirsi forte dell’altro. Sono relazioni per lo più durevoli, spesso per tutta la vita, ma anche nella coppia più stabile, l’atteggiamento mimetico della donna camaleonte può essere dannoso perché costantemente modellato sullo stile del partner, cosa che riduce a zero gli effetti sorpresa che rompono la noiosa routine.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo articolo (III parte): La strega, la braccatrice, la crocerossina, la dilagante.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura della dott.ssa Lucia Recchione</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>I contenuti dell&#8217;articolo sono tratti da</em></p>
<p style="text-align: left;"><em><a href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=6911&amp;titolo=GLI+ERRORI+DELLE+DONNE+(IN+AMORE)" target="_blank"> &#8221;Gli errori delle donne (in amore)&#8221;</a>  , Giorgio Nardone</em></p>
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